Piazza del Popolo: piazza di quel popolo. Nostre riflessioni

Piazza del Popolo: piazza di quel popolo. Nostre riflessioni
Editoriale di Giovanni De Luca
Editoriale di Giovanni De Luca

Per riunire in un’unica piazza – Piazza del Popolo – la moltitudine di militati e sostenitori al seguito ed a sostengo di Matteo Salvini, la Lega ha scelto una giornata simbolo per il mondo cattolico quello dell’Immacolata Concezione. Quando un movimento politico, soprattutto una forza di governo scende in piazza con quei numeri al seguito e con quell’entusiasmo, è un segno di vittoria. Vittoria del senso di comunità e dell’orgoglio d’appartenenza. Chi da quelle parti gioisce del risultato di oggi fa bene, ha ragione a farlo. Lo scriviamo da sempre “acuti” critici di Matteo e della Lega. Accampare alibi non serve e seppur non ci schiodiamo di un millimetro dalla nostra ferma convinzione che all’interno della Lega vi siano oggettive, molteplici contraddizioni e che il Movimento 5 Stelle sia un grande bluff, il governo giallo-verde un “papocchio”, non abbiamo timore di affermare che la Lega ha dalla sua oltre al vento in poppa, la forza dei numeri (non solo elettorali) il sostegno della piazza e le maggiori aspettative di una grande fetta del popolo italiano.

Una grossa responsabilità.

Dalla piazza di “quel” popolo bisogna che si passi con rispetto e noi lo facciamo riflettendo. Ogni critica bisogna farla con contenuti, diversamente è meglio tacere. Se non altro per non essere tacciati di inopportunità ed apparire personaggi risibili. Se le piazze dei due movimenti di massa (Lega e Movimento 5 Stelle) al richiamo dei loro leader rispondono, mentre altre piazze no, l’analisi si fa complessa e non può dar spazio ad alibi, va affrontata con serietà e capacità di riflessione, profonda, ampia, di buon livello: “di fondo”.

Iniziamo da un dato incontestabile: Lega e Movimento 5 Stelle  con parole chiare e con convinzione, dicono quello che in Italia il popolo vuole sentirsi dire. Punto. Lo dicono, forti dei fallimenti dei due partiti maggioritari ed alleati minoritari, che li hanno preceduti al governo: Popolo delle Libertà e Partito Democratico. Degli incapaci che hanno fatto l’esatto contrario di quello che avevano detto di voler fare nell’interesse degli italianiIl Popolo della Libertà è stato un cartello elettorale di forze eterogenee intento a tutelare gli interessi personali ed imprenditoriali del suo “padrone”, ha tradito il ceto medio lasciandolo sprofondare lentamente verso il basso. Il Partito Democratico con un “colpo di Stato” riuscito grazie agli strumenti dell’alta finanza, ha perseguito i sogni degli speculatori, dei banchieri senza scrupoli, dei faccendieri della mondializzazione, infliggendo al ceto medio il tentativo del definitivo colpo di grazia con lo scopo di appropriarsi dei suoi risparmi, unica vera attuale capacità e risorsa rigeneratrice degli italiani.

Le scissioni di Fratelli d’Italia dal PDL a destra, quella di Liberi ed Uguali dal PD a sinistra avvenuta poco dopo, sono ben poca cosa. Azioni “reazionarie” ad oggi marginali, due avvenimenti comunque necessari, inevitabili, dignitosi, per chi proviene da due filoni diversi della storia d’Italia. Proprio perché portatori di una precisa storia e valori, questi, hanno ritenuto di non poter finire nel calderone degli interessi di vertice, lontani e spesso contrapposti a quelli del popolo italiano. Sono dunque scelte figlie (al di là della necessità di tutelare proprie posizioni politiche personali che pur ci sono) di motivazioni ideologiche. Qui è anche snodo nevralgico della loro crisi di consenso. Essendo “forze identitarie” in un contesto politico-sociale post-ideologico hanno bisogno di rigenerarsi, di trovare un campo d’azione, di rinnovarsi . Un recupero a destra ed a sinistra dei valori fondanti di queste realtà storiche va fatto. Lo sosteniamo ben consci di essere noi, i fautori delle linee di pensiero dell’andare oltre (le etichette e dello stereotipo sociale imposto) del superamento della dicotomia destra/sinistra.  Ma in questo particolare momento storico dobbiamo tornare su posizioni di difesa di quel che è certo, poiché non avevamo calcolato tre rischi più grandi: il burrone post-ideologico che attraverso il relativismo etico spiana la strada all’appiattimento livellatore del mondialismo. Peggio ancora il tritacarne che vorrebbe trasformare il nostro pensiero in poltiglia liberista; peggio  di peggio il rischio di scivolare nelle sabbie mobili del populismo.

Nel contesto post-ideologico quale siamo, usciti dall’onda lunga del “secolo breve”, dalla disfatta delle vecchie organizzazioni sociali: partiti e sindacati, ecco che dal vuoto hanno trovato linfa, spazio d’azione, crescita esponenziale “bulemica” con spaventosa incetta di consenso, due movimenti “populisti”, non ideologizzati, “malleabili” come la Lega ed il Movimento 5 Stelle. Entrambi – sia chiaro –  sostenuti ed alimentati da regie internazionali molto interessanti e delle quali abbiamo scritto in due nostri precedenti articoli: (L’Internazionale liberalconservatrice di Bannon: Netanyahu, Salvini, Duterte ed ora Bolsonaro (clicca qui) e (Beppe Grillo il valvassore proclama la fine del lavoro per volontà dei suoi capi (clicca qui).

La necessità di un editoriale di Terza Via sulla manifestazione di Salvini oggi, dimostra quanto sia avanti quel progetto e quanto vuoto ci sia intorno. Vuoto alimentato anche dalle scelte inopportune di chi si colloca in uno spazio sterile non grato agli italiani, quello “conservatore”. Una scelta miope, inopportuna, priva di slanci ideali compiuta in barba a chi, da vero conservatore, ossia Leo Longanesi, ebbe modo di affermare: “sono conservatore in un paese in cui non c’è niente da conservare”.

Queste scelte a ribasso con il piglio della necessità di sopravvivere dimostrano almeno tre limiti che danno come risultato il 3,9% – 4% di consenso: mancanza di convinzione in quello che si fa; assenza di organizzazione (tattica e strategica); impostazione borghese del “tirare a campare”, avvalendosi di compagni di viaggio sconfitti dalla storia, frequentazioni sconsigliabili, personaggi diversi per cultura ed obiettivi. Sintesi: Impresentabili. Se la sinistra ha fallito sul piano della dottrina, errata perché basata fra le altre storture sullo scontro di classe, la destra deraglia ancora nel tentativo di imboccare il binario del completamento di un viaggio della “destra sul versante della destra per lo più borghese”.

Come si potrebbe ambire a vette più congeniali? Interrogativo ambizioso al quale non crediamo altri possano rispondere. Ci limiteremo a chiedere ad alcuni dirigenti: come si può pretendere di essere credibili, “arruolando” figure che hanno fatto il loro tempo? Perché non riuscite proprio a trovare giovamento dalle lezioni che la storia recente vi ha impartito? Perché mortificate continuamente le forze giovani e vitali socialpopolari?

Abbiamo deciso di collaborare per una più rapida rifondazione e costruzione della casa comune, in un progetto originariamente fatto di giovani per i giovani, ma che ora si circonda di scarti di altre “fabbriche”, rifiuti politici non grati altrove e raccattati per opportunismo mal pesato. Alla luce delle recenti scelte compiute solo a scriverne ci sentiamo inopportuni, ma non ridicoli. Continuiamo a credere che la nostra realtà associativa, abbia la presunzione dell’aver ragione e lasceremo che a parlare siano i risultati del Maggio prossimo. Noi, nel frattempo, continueremo con maggiore organizzazione, senza far venire meno il nostro pensiero, senza auto censure o imposizioni di limitazioni del dire, per ciò che sentiamo giusto di dover scrivere e per cui sentiamo di doverci battere, continuando a seminare nel recinto più ampio della nostra storia, della nostra casa, all’ombra del calore della fiamma tricolore che ovunque andremo, qualunque cosa faremo, sarà la nostra vera unica guida.

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