“Non schiavizzarono i lavoratori nei campi di Nardo”. Assolti.

“Non schiavizzarono i lavoratori nei campi di Nardo”. Assolti.

Per il Pubblico Ministero Elsa Valeria Mignone, a Nardò, secondo centro in provincia di Lecce dopo il capoluogo, operava una associazione a delinquere che schiavizzava lavoratori stranieri nei campi per la raccolta di angurie e pomodori. I braccianti venivano spostati poi, come “pedine”, in altre regioni del meridione in base al lavoro stagionale e le esigeze dei posti. reati contestati: riduzione in schiavitù, associazione per delinquere, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, estorsione, violenza privata, falsità materiale, favoreggiamento dell’ingresso e della permanenza di stranieri in condizioni di clandestinità.

“Sabr”, il nome dell’inchiesta, sfociò il 23 maggio del 2012 in 22 ordinanze di custodia cautelare per un’organizzazione piramidale con al vertice, imprenditori locali, che si sarebbero affidati ai reclutatori, il cui compito era far arrivare risorse umane dall’estero. I capi squadra si sarebbero occupati del trasporto nei campi. Alla base braccianti, sottoposti a turni massacranti in cambio di paghe irrisorie, decurtate dai padroni delle spese per vivande e trasporto.

Durante il primo processo, l’impianto accusatorio si basava sulle testimonianze del comandante dei carabinieri del Ros di Lecce, Paolo Vincenzoni e di Yvan Sagnet, ingegnere camerunese divenuto simbolo della rivolta nei campi. La sentenza di condanna, è stata ribaltata ora, nel processo di secondo grado con un verdetto di assoluzione per undici imputati “perché il fatto non sussiste” e dal reato intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, perché non era previsto dalla legge come reato.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni. Anni di indagini pagate ovviamente da noi cittadini ed un verdetto totalmente ribaltato in appello. O l’inchiesta era una balla colossale e le indagini errate, o c’è qualcosa che non va nel sistema. Ben al di là dell’assoluzione degli imputati, della quale prendiamo atto e non entriamo nel merito, il nostro è un ragionamento logico per il quale, a fronte di accuse così gravi ci si aspetta una diminuzione delle pene, un cambiamento dei capi d’accusa per qualche imputato, ma un totale ribaltamento della sentenza lascia perplessi. Ancora più preoccupante è la debolezza della legislazione italiana al cospetto di reati in continua evoluzione e trasformazione per i quali, il codice penale, non è aggiornato e per il quale “il reato non sussiste”.

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