Berlinguer ed il passo in avanti di Almirante

Berlinguer ed il passo in avanti di Almirante

35 anni fa, moriva ENRICO BERLINGUER
( 25.maggio.1922 — 11.giugno.1984 )

È la mattina del 12 giugno 1984, alle 8.30 come tutte le mattine Almirante sale sulla Fiat 130 grigia, affianco il suo autista storico Mario De Girolamo, dietro il portavoce Massimo Magliaro direzione Via della Scrofa.

All’altezza del Palazzo delle Esposizioni, in via Nazionale, Almirante chiese a Mario di non girare per via del Traforo e di proseguire per piazza Venezia. Mario guardò attraverso lo specchietto retrovisore Massimo, sul tragitto c’era Botteghe Oscure, con la camera ardente di Berlinguer»

Fermati qui“, esclamò Almirante. L’auto si fermò sul lato della basilica di san Marco, il segretario del Msi proseguì a piedi.

Davanti al palazzone di via Botteghe Oscure una folla commossa, crescente, si accalcava in silenzio in fila, Almirante si mise in coda. Ultimo. Ad un certo punto il silenzio prese il sopravvento e la scena divenne surreale. Quegli uomini e quelle donne volsero lo sguardo verso l’anziano signore, alto, magro con l’ inconfondibile baffetto bianco. Distinto ed impassibile. Increduli. Stupiti. Il servizio d’ordine del Pci diede immediata notizia ai dirigenti del partito che stazionavano all’interno. Qualche minuto e Giancarlo Pajetta fendendo la folla raggiunse Almirante e lo invitò a seguirlo.

L’unica volta che un leader della destra italiana, il capo dei neofascisti, entrò nel palazzo della direzione del Pci. Almirante chinò la testa dinnanzi al feretro del segretario comunista morto a Padova.

All’uscita, poi, Almirante salito in auto disse: «È andato tutto bene, chiamate mia moglie e ditele che è andato tutto bene». Donna Assunta, a differenza di tutti, sapeva della scelta del marito. Insieme ne avevano parlato la notte precedente. E, ovviamente, era molto preoccupata.

Quattro anni dopo, proprio Pajetta guidò la delegazione del Pci che rese omaggio ai feretri di Almirante e Pino Romualdi, scomparso il 22 maggio 1988. Un gesto forte. Di stima. Verso un avversario giudicato irriducibile, ma leale. Nilde Iotti, Presidente della Camera, abbraccia Donna Assunta Almirante: “Sarebbe strano se stamani non fossi qui a rendere omaggio a suo marito. E’ stato un uomo politico impegnato in Parlamento, dove ha sempre tenuto un atteggiamento di grande correttezza.” Dice Giancarlo Pajetta. “Era venuto a trovarci quando Berlinguer era come lui è oggi. L’ abbiamo ricevuto come qualcuno che capisce che oltre il rogo non c’ è ira. Siamo stati avversari, ma non nemici: avremmo potuto esserlo, ma le circostanze lo hanno evitato.” Pajetta parla a lungo anche con la figlia di Romualdi: “Suo padre solo qualche mese fa mi aveva detto di riguardarmi, di non stancarmi….

Massimo Magliaro, ha raccontato anni dopo di quando i due si incontrarono la prima volta.

Accadde a Montecitorio, all’ultimo piano del palazzo. Lontano da occhi indiscreti. Accade nel biennio 1978/1979 per almeno sei volte, ricordò Magliaro in un’intervista a Repubblica, e sempre di lunedì o venerdi per evitare che altri ne fossero a conoscenza. Il frutto di quegli incontri potè registrarsi negli anni seguenti. Con piccoli, ma significativi atti. “Voglio essere onesto, io non credo che il Pci alimenti il terrorismo…”, spiegò Almirante in una intervista.

Poi venne “Il commosso compianto dei comunisti per il vostro giovanissimo Paolo, vittima di una aggressione disumana” il testo del telegramma inviato da Enrico Berlinguer alla famiglia di Paolo Di Nella ucciso a Roma mentre affiggeva manifesti del Fronte della Gioventù.

Due grandi leader che hanno lasciato un vuoto incolmabile nella politica italiana. E non solo.

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